A Genova un lupo è morto nel centro di recupero per animali selvatici dell’Enpa, che lo aveva recuperato in precarie condizioni dopo che era stato raggiunto da una rosa di pallini da caccia. In provincia di Pisa, una testa di mozzata di lupo è stata invece rinvenuta appesa ad un palo. Due episodi a distanza di poche ore che testimoniano come il predatore fino ad oggi considerato specie protetta sia già sotto minaccia da parte dei bracconieri. I due casi hanno suscitato indignazione e proteste e hanno spinto Enpa e Wwf a rilanciare la richiesta al governo di non procedere ulteriormente con l’iter l’abbassamento dello status di protezione della specie, che darebbe mani più libere anche alle istituzioni locali per autorizzare piani di abbattimento. Tutti i passaggi parlamentari per recepire la direttiva Ue – l’iter per il declassamento ha origine nella modifica della convenzione di Berna e nell’azione legislativa di Commissione, Parlamento e Consiglio europeo – sono conclusi e resta solo da adeguare la legge 157 sulla fauna selvatica che contiene la lista delle specie protette. Non è tuttavia un obbligo attuare subito la direttiva e il ripetersi costante dei casi di uccisioni illegali, almeno quelli di cui si viene a conoscenza, porta a credere che sia necessario rivedere le stime ufficiali sulla presenza di lupi in Italia. Il lupo morto a Genova era stato colpito da un cacciatore di frodo nell’entroterra del capoluogo ligure, nei boschi di Propata, in alta Val Trebbia. L’animale è stato visto da un escursionista mentre si trascinava penosamente con le zampe posteriori gravemente danneggiate. I responsabili del Cras Enpa sono intervenuti per prenderlo in carico assieme agli addetti alla vigilanza regionale. «Quando i soccorritori sono arrivati sul posto – spiega l’Enpa -, il lupo ormai sfinito era già collassato a terra, incapace di fuggire ulteriormente». I successivi esami radiologici hanno rivelato un quadro devastante: «Fratture a tibie e peroni e un gran numero di pallini di piombo concentrati nelle zampe posteriori, chiara evidenza che l’animale era stato colpito mentre fuggiva. Le zampe erano ormai al limite della necrosi, con infezioni gravissime che fanno pensare che il lupo si trascinasse in quelle condizioni da diversi giorni, senza cibo e con una lenta perdita di sangue». È stato tentato un intervento chirurgico d’emergenza, ma l’animale fortemente debilitato non ha superato l’anestesia.
L’episodio nel Pisano è invece avvenuto tra Cascina e Coltano, lungo la strada dell’Arnaccio. La testa dell’animale è stata legata con una corda ad un palo della segnaletica stradale. Un gesto violento e criminale che fa pensare ad un atto di «vendetta» da parte di qualcuno che magari ha subito attacchi al proprio bestiame o di un bracconiere che ha voluto eliminare un «concorrente» nella caccia a cinghiali e altri erbivori.
Su questo episodio il Wwf ha espresso «sdegno e profonda preoccupazione» perché in aggiunta al bracconaggio acclarato, l’ostentazione della testa mozzata viene vista come rappresenta «un atto intimidatorio inaccettabile». Per il presidente del Wwf Italia, Luciano Di Tizio, «episodi di questa natura non possano essere letti come fatti isolati. Si inseriscono in un clima crescente di allarme e ostilità nei confronti del lupo. Chiediamo alle istituzioni di rafforzare le attività di controllo e repressione del bracconaggio, ma anche di investire in informazione corretta, prevenzione dei conflitti e strumenti di coesistenza tra attività umane e grandi carnivori». Ecco perché in questo contesto, secondo il Wwf, in questo contesto il declassamento dello stato di protezione della specie rappresenta un segnale estremamente pericoloso che favorisce atti di questa gravità. Fortemente critica è anche l’Enpa: «Appendere la testa dell’animale lungo una strada trafficata significa voler lanciare un messaggio, una sorta di sfida: contro le leggi, contro la tutela della fauna selvatica e contro il valore ecologico di questi animali. Il pianeta non appartiene solo all’uomo ma a tutte le specie animali che lo abitano. Episodi come questo sono anche il frutto di un clima culturale sempre più ostile verso il lupo».
Per questo dobbiamo ringraziare tutti quegli incompetenti dell’Unione Europea, molti giornalai e scribacchini che spesso di lupi non sanno assolutamente niente e ancora questo governo che fa molto per certe lobby. Infini gli autori materiali ovvero i bracconieri ai quali auguriamo di crepare al piu presto, la natura, l’ambiente non vi vuole. Assassini !!
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